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Dall'anno 1999 siamo ininterrottamente scosse da venti di guerra che risentiamo
maggiormente perché le azioni implicano il nostro paese e implicano,
inoltre, non marginalmente, la ripetuta violazione della nostra Costituzione,
ciò che avviene sotto l'egida dei "diritti umani" che
si mostrano, così, come un sistema di garanzie reso strumento per
dare legittimazione ad interventi di forza. Un interventismo mirato, condotto
dalle potenze occidentali sotto l'egida dell'impero globale statunitense.
Ha quindi corso un'interpretazione totalitaria dei diritti umani, vero
campo di azione dell'autoproclamatosi impero del bene, che ne curerà
l'effettività, d'intesa con i suoi famuli, ovunque gli paia conveniente,
tanto che non vi sono né luoghi né individui sull'intero
pianeta che non ne siano soggetti, quale campo d'azione.
Ciò che significa spostare il discorso dal piano del diritto al
piano della forza, dall'imperio della regola giuridica al dominio della
potenza.
L'occasione
è propizia per interrogarci sul genere del diritto di cui stiamo
parlando.
La situazione suggerisce, come vedremo, qualcosa di particolare all'esperienza
umana femminile e induce a considerare la qualità dei nostri diritti
sotto il profilo dell'unilateralità dell'ordine cui ineriscono.
Il
mondo appare sconvolto da tempeste che mi appaiono come un doppio triangolo
delle Bermuda, incardinato su una base di diritti umani violati o cancellati;
un doppio triangolo che minaccia seriamente di inghiottire ogni acquisizione
di civiltà.
Un
vertice del doppio triangolo è costituito dal tribunale militare
planetario e dal diritto penale speciale statunitense, riservato ai soli
sudditi "extra moenia" dell'impero, cioè a tutti noi.
L'altro
vertice è formato dalle intercettazioni di massa, prive di qualsiasi
garanzia e in violazione del diritto alla privacy, persino quello riconosciuto
ai difensori degli imputati, se sospetti di reati "contro la sicurezza".
Il
terzo vertice è costituito dal silenzio planetario del cosiddetto
quarto potere, un silenzio che si estende dalle stragi di civili implicati
collateralmente in operazioni belliche, al computo dei voti in Florida,
utili alla scalata al vertice mondiale dell'ultimo imperatore in carica.
Un silenzio che ricopre e ottunde le residue capacità critiche
dei sudditi dell'impero e rappresenta un'ingiustificabile abdicazione
al diritto/dovere di controllo democratico sulle azioni dei potenti.
Last
but not least, il quarto vertice del doppio triangolo è formato
dall' infinita (perdurante) violazione dei diritti alla vita, alla libertà,
alla partecipazione politica e sociale delle donne per la cui (asserita)
difesa si sono mosse le guerre infinite di fine/inizio millennio.
La
base che regge i vertici del doppio triangolo è formata, come abbiamo
detto, dalla perdurante incertezza e dalla rinnovata compromissione dei
diritti della persona e fra essi, in particolare, quelli femminili, l'habeas
corpus delle donne.
Il
senso complessivo della bufera planetaria è la messa a repentaglio
della democrazia liberale attraverso la distruzione dei suoi valori fondanti
e la programmatica cancellazione delle basilari garanzie riconosciute
dagli ordinamenti giuridici occidentali, operata dagli Stati Uniti d'America
con l'avvallo dei paesi satelliti.
Si
può, quindi, vedere come il fenomeno presenti notevoli assonanze
sotto il profilo dell'unilateralità di interpretazione e di realizzazione
dei diritti, con l'esperienza quotidiana delle donne, governata dall'ordine
socio simbolico capitalistico-patriarcale che produce una guerra quotidiana
(a bassa intensità?) dei forti contro i deboli e che per le donne
prevede la realtà di un dominio, variamente graduato, attraverso
il controllo coercitivo sul corpo, la negazione dello spazio pubblico
e il confinamento nel privato, al servizio della famiglia governata dal
maschio, la violenza di rapporti quotidiani sopraffattori.
Questo
è un dato intrinseco all'assetto che ci regge, fondato com'è
sull'obliterazione dell'altro, sulla negazione della relazione fra soggetti
dotati di pari dignità, per valorizzare il soggetto unico, in relazione
mercificata con l'oggetto, la merce acquisibile sul mercato.
L'unilateralità
di cui si diceva, è un connotato segnante di questo mondo, fatto
di replicanti dell'uno.
Quanto
agli esiti dell'unilateralità, sovrasta, ai miei occhi, per gravità
la compromissione dell'autonomia e autodeterminazione delle donne, la
negazione dei loro diritti della personalità (la base del doppio
triangolo delle tempeste, appunto) operata con l'art. 1 della legge sulla
Procreazione Medicalmente Assistita, in discussione alla Camera dei Deputati,
che riconosce il concepito come persona, titolare di diritti, in significativa
consonanza con la proposta di modifica dell'art. 1 del Codice Civile che
intende retrodatare al concepimento la capacità giuridica che l'attuale
formulazione pone al momento della nascita.
I diritti
del concepito, in ovvia contrapposizione con quelli della madre (altrimenti
perché statuirne l'esistenza?) implicano il disegno di ridurre,
concettualmente, fino all'inesistenza libertà e autonomia decisionale
delle donne sul proprio corpo.
Non
è solo compromessa la legge che ammette l'aborto, molto di più
e molto più in profondità viene compromesso.
Tiene
il campo e prevale la tendenza ad oggettivare l'altro che, percepibile
negli atti quotidiani di disvalore, esita, poi, in provvedimenti istituzionali
formali (le leggi anticostituzionali, per l'appunto).
Si
verifica una discrasia fra affermazioni egualitarie (persino l'efferato
art. 1 delle legge su PMA la contiene) e gesti quotidiani di svalutazione
dell'altra, concettualizzata come oggetto dotato di funzioni particolari
che le vengono attribuite dal soggetto dominante, introiettato come unico.
Questo
è il clima sociale che rende socialmente accettata come possibile
una certa dose di violenza (di variabile intensità) contro l'altra;
che rende, di conseguenza, una possibilità istituzionale onnipresente
la violazione dei suoi diritti della personalità.
Prende
vigore il diritto della famiglia patriarcale, che subordina la donna alle
esigenze maschili; esso emerge nell'ordinamento costituzionale che lo
ha inglobato e, affiorando dalle crepe, detta regole valide per tutta
la collettività.
Queste regole implicano per le donne una costante rapina di soggettività,
che rappresenta la guerra quotidiana, premessa alla guerra infinita.
Questa
mi pare la radice della questione.
Potrà l'Europa essere diversa e salvarsi/salvarci?
Secondo me, solo con un completo rovesciamento del senso comune imperante.
Non a caso, leggendo la Carta di Nizza abbiamo notato che "non c'è
pace fra i diritti".
Il bandolo della matassa mi sembra risiedere nella scelta di porre un
argine robusto all'eteronomia, che esclude dal potere di dare regole alla
società uno dei due soggetti che la abitano.
Secondo me, è il soggetto femminile quello che oggi può
andare alla radice delle cose e mostrare, partendo dalla propria esperienza
di vita, la natura intima distruttiva del sistema capitalistico/patriarcale,
svelare la sessuazione maschile dell'impero globale in cui viviamo, che
si è costruito e si regge sull'allontanamento e la negazione dell'altra,
la prima extracomunitaria rispetto alla comunità maschile dei commerci
e della politica.
Sembra,
allora, necessario agganciare la lotta contro le guerre missilistiche
e nucleari alla lotta contro la guerra quotidiana economico sociale, per
l'eguaglianza dei diritti.
La
via da percorrere potrebbe essere quella di creare un intreccio. Coltivare
una crescita soggettiva autocoscienziale per tentare di affermare una
soggettività complessa che si costruisce su esperienze differenziate
e sa praticare azioni per la modificazione dell'assetto attuale, escludente
dei diritti umani.
Ad
esempio, potremmo rivendicare, come europei, il rispetto dei diritti umani,
dell'habeas corpus, del principio di non discriminazione quali principi
minimi portati dalla Carta, contro la militarizzazione e le guerre.
Allo stesso modo, potremmo rivendicare, sempre in base alla Carta, un
diritto europeo di ingerenza per assicurare vita e libertà a donne
e uomini di Palestina, Israele, Afghanistan, dell'area Mediterranea e
del vicino Oriente.
Un'attività, anzi, un attivismo in tal senso potrebbe essere la
nostra pretesa nei confronti delle istituzioni europee e, in particolare,
dei nostri rappresentanti parlamentari.
Occorrerebbe
un controllo acuto e un'incessante opera d'informazione e di pressione.
Occorrerebbe sapersi organizzare.
Infatti, vi è una precisazione da fare: una modificazione e un
miglioramento del potere decisionale può essere conseguita solo
se la questione verrà trattata come compito la cui realizzazione
riguarda tutti, donne e uomini. Solo un'impresa collettiva potrà
proporsi di dare vita ad una politica relazionale che valorizzi i soggetti,
contrastando l' oggettivizzazione e la mercificazione degli esseri umani,
base di tutti i triangoli delle Bermuda.
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